di Lucio Meo – Sbarchi a raffica a Lampedusa. Altri quattro approdi con 121 migranti si sono registrati nelle ultime ore sull’isola. A bordo di una motovedetta della Capitaneria di porto sono giunti al molo Favaloro 55 migranti, tutti di nazionalità tunisina, tra cui anche 2 donne e 2 minori. Il barchino su cui viaggiavano, lasciato alla deriva, è stato intercettato a circa 15 miglia a sud dall’isola.
Procura della Repubblica di Agrigento, guidata da Luigi Patronaggio, ha aperto un’inchiesta. Gli inquirenti cercano di capire se dietro il viaggio, con le persone stipate a centinaia nella stiva, ci sia una organizzazione. I migranti, quasi tutti uomini, erano stati tenuti per settimane nei lager di detenzione in Libia. E molti hanno subito torture e violenze di ogni tipo.
“Qui è il caos. Mentre la Sicilia da lunedì sarà in zona gialla e ai cittadini si impongono nuovi sacrifici, a Lampedusa da ore si susseguono gli sbarchi. Centinaia e centinaia stipati su barconi e barchini. Una vera e propria invasione in piena pandemia” dice Attilio Lucia, commissario cittadino della Lega a Lampedusa, che ha filmato con il cellulare l’ennesimo approdo. “Solo l’ultimo di oggi, è un continuo via vai con le forze dell’ordine ormai stremate – dice all’Adnkronos -. Da mesi va avanti così. Nel silenzio generale. Il ministro Lamorgese? Ha dimostrato tutta la sua incapacità nella gestione del fenomeno, ma Letta dice che non si tocca. Una vergogna”.
Da RomaToday – Armato di due coltelli ha seminato il panico in hotel, prima minacciando l’albergatore e poi scagliandosi contro gli agenti. Gli attimi di paura sono stati vissuti in una struttura ricettiva a Castro Pretorio, dove la polizia ha poi arrestato un 17enne. Un’aggressione avvenuta per futili motivi, sulla quale stanno facendo luce gli investigatori.
In particolare sono stati gli agenti delle Sezione Volanti, del commissariato Villa Glori e del commissariato San Lorenzo a fermatre ed arrestare per resistenza, lesioni e minaccia a Pubblico Ufficiale un giovane marocchino minorenne, armato di due coltelli, che poco prima aveva minacciato il proprietario dell’albergo dove lo stesso alloggiava in via Marghera.
Dopo averlo immediatamente disarmato è stato messo in sicurezza e successivamente condotto presso gli uffici del I Distretto Trevi Campo Marzio per le formalità di rito.
Da Il Resto del Carlino – Un paio di alcolici di troppo, poi quelle due ragazze che si infilano nella toilette. E lui che le segue, che si mette sulla porta, che le palpeggia. È l’accusa costata a un 42enne di origine magrebina ma domiciliato a Massa Lombarda e finora incensurato (non ha nemmeno precedenti di polizia), l’arresto in flagranza da parte de carabinieri per violenza sessuale aggravata dalla minore età e per violenza privata.
Tutto è accaduto sabato notte in un locale massese. E’ lì che le due giovani – una di 17 e l’altra di 18 – si sono date convegno con alcuni amici per trascorrere un po’ di tempo assieme a margine di tante e lunghe restrizioni dettate nei mesi scorsi dal lockdown per il covid19. Una bella occasione insomma per un po’ di svago. A un certo punto le due sono andate in bagno.
E anche il 42enne ci è andato: e da questo momento le versioni divergono in maniera inconciliabile. In ogni modo, le due devono essere apparse abbastanza provate all’uscita dalla toilette tanto che la barista, quando le ha viste, ha chiesto loro se fosse accaduto qualcosa di particolare. Da quella scintilla è partito il racconto dei palpeggiamenti ad opera di quell’uomo ubriaco fradicio il quale, mettendosi di traverso tra porta e uscita, impediva loro di togliersi dall’impiccio sgattaiolando via.
Un racconto peraltro intercettato dal padre di una delle due, in attesa fuori dal locale per riportare a casa la figlia: ed è stato proprio l’uomo il primo ad affrontare il magrebino. A quel punto la situazione si è fatta tesa ed è stata allertata l’Arma: sul posto è intervenuta una pattuglia del Radiomobile che, alla luce di quanto emerso, ha arrestato il 42enne e poi, come disposto dal pm di turno Marilù Gattelli, lo ha portato in carcere a Ravenna.
Per l’indagato, difeso dall’avvocato Simone Balzani, nella tarda mattinata di ieri è stata la volta dell’udienza di convalida davanti al gip Andrea Galanti. Per lui il pm, oltre alla convalida dell’arresto, ha chiesto la custodia cautelare in carcere alla luce degli elementi finora raccolti. Il 42enne da parte sua ha invece negato tutto: ha ammesso che in effetti quella notte aveva bevuto in maniera decisa ed era di conseguenza offuscato dall’alcol: ma ha escluso di avere messo le mani addosso alle due ragazze riconducendo il tutto al massimo a un fraintendimento. La difesa ne ha perciò chiesto la scarcerazione con l’applicazione al massimo di una misura restrittiva più blanda a partire dai domiciliari. Il giudice si è riservato la decisione.
Da La Repubblica – L’agente della Polfer è indagato e l’accusa di tentato omicidio nei confronti di Ahmed Brahim è caduta. La procura sta infatti valutando se l’agente ha esagerato “nell’uso legittimo delle armi” quando ha sparato al quarantaquattrenne che ha seminato il panico brandendo un coltello tra le vie adiacenti la stazione Termini.
Nel frattempo il giudice per le indagini preliminari Bernadette Nicotra ha cristallizzato un dato essenziale: il pregiudicato ghanese non ha commesso un tentato omicidio e le uniche accuse che reggono sono quelle di porto abusivo di armi e resistenza a pubblico ufficiale. Due vicende giudiziarie parallele si snodano intorno a un unico fatto, quella avvenuto sabato scorso in via Marsala. Il fatto è noto e i video che lo raccontano hanno fatto il giro del web.
Il fatto
Sono da poco trascorse le 19 del 19 giugno quando alla centrale operativa arrivano diverse chiamate. In un bar all’Esquilino, tra i marciapiedi di uno scalo ferroviario dove la sicurezza, percepita e reale, è lieve, c’è un uomo di colore che è andato in escandescenza. Gli agenti della Polfer, aiutati dai militari dell’esercito, intervengono subito. Sono circa in quindici, i militari hanno i fucili, almeno tre agenti impugnano le pistole. Ahmed Brahim invece ha in mano un coltello. Sembra saperlo utilizzare bene, lo impugna con la sapienza di chi ha una certa esperienza. È pericoloso e non ha intenzione di farsi accerchiare dai poliziotti. Indietreggia, non si fa mettere all’angolo, scavalca alcuni scooter parcheggiati, fa alcuni passi avanti e altri indietro. Sembra sapere il fatto suo e le forze dell’ordine non riescono ad avvicinarsi. Le vie sono affollate, passanti e telecamere installate nelle auto riprendono la scena. È possibile ascoltare anche l’audio del momento. Si sente un grido “spara”. Ancora: “spara”. Di nuovo: “spara”. Un agente fa due passi avanti, si avvicina, prende la mira ed esplode il colpo.
Lo colpisce da distanza ravvicinata, al gluteo. Il ragazzo fa alcuni passi e poi si piega sull’asfalto. Viene portato in ospedale, all’Umberto I. Le sue condizioni non sono gravi e al momento è imbottito di sedativi così forti che non ha potuto parlare neanche con il suo avvocato, Roberta Brannetti.
L’arresto è convalidato ma non è un tentato omicidio
Sul caso lavorano inizialmente gli agenti della Polfer, poi intervengono gli esperti della squadra mobile. A coordinare le indagini è il pm di turno, un magistrato esperto, Nadia Plastina. A supervisionare ogni mossa c’è il procuratore aggiunto Nunzia D’Elia. La procura accusa Brahim di tre reati: tentato omicidio, porto illegale di armi atte a offendere e resistenza a pubblico ufficiale. Gli inquirenti chiedono l’arresto del ganese e il gip acconsente, ma non sposa in toto le tesi dei pubblici ministeri: secondo il giudice non è stato commesso un tentato omicidio. L’uomo è comunque pericoloso, violento, non ha una casa e ha una sfilza di precedenti non proprio rassicuranti. In passato ha danneggiato le statue di alcune chiese di Roma, il mese scorso ha ferito l’imam del centro islamico di via San Vito e recentemente ha tentato di rapinare una donna. Anche per tutto ciò all’uomo non sarà restituita la sua libertà. Adesso verrà sottoposto a una perizia psichiatrica.
Indagini sul poliziotto
Il fatto va inquadrato in ogni dettaglio. E la procura ha deciso così di iscrivere nel registro degli indagati anche l’assistente capo della Polfer che ha esploso il colpo. È accusato di eccesso colposo nell’utilizzo legittimo delle armi. Un atto dovuto, forse. Perché alcuni esperti contattati da questo giornale non concordano sulle modalità operative adottate per fermare Brahim. Le forze dell’ordine possono sparare in caso di pericolo per sé e o per altre persone. L’aggressività dell’uomo, la sua capacità di maneggiare il coltello, le vie affollate di potenziali vittime hanno portato il poliziotto a ritenere che il ghanese potesse essere pericoloso. E così l’agente ha fatto fuoco. Ai magistrati spetta il compito di rispondere a una domanda: era necessario sparare? Al momento l’agente è in servizio, la sua pistola è stata sequestrata per i rilievi del caso, ma impugna un’altra arma per continuare a lavorare.
E' l'accusa dell'esponente grillino, membro dell'Ufficio di presidenza della Camera. "Delibera inutile, è solo propaganda, una truffa ai danni dei cittadini. Salvati anche gli assegni dei condannati di Tangentopoli"
Vi siete alzati sbattendo la porta senza votare la delibera. Perché? «Perché il testo che ci è stato presentato stamattina è un testo inutile, buono solo per fare propaganda e ottenere qualche titolo di giornale. In realtà, i vitalizi ai condannati non sono stati aboliti, ma solo sospesi, per reati che tra l’altro non coincidono neppure con quelli che secondo la legge Severino sono causa di ineleggibilità».
Per esempio? «E’ stato escluso l’abuso d’ufficio per fare un favore a Vincenzo De Luca (candidato del Pd alla regione Campania, ndr), come pure sono state escluse alcune fattispecie di corruzione. Depennato anche il finanziamento illecito, così, ad esempio, continuerà a percepire l’assegno mensile anche Paolo Cirino Pomicino. Insomma, siamo di fronte ad una vera e propria truffa nei confronti dei cittadini».
Perché una truffa? «Perché la revoca non sarà automatica. Sarà l’Ufficio di presidenza della Camera, di volta in volta, caso per caso, a decidere. In pratica, tutto resta in mano ai partiti anche per effetto di un compromesso al ribasso frutto di un accordo raggiunto tra la Boldrini e il Pd senza neppure consultare le opposizioni. Saranno in pochissimi a vedersi revocare l’assegno, mentre continueranno ad incassarlo, ad esempio, tutti i condannati per Tangentopoli».
Voi dei Movimento 5 Stelle avevate presentato delle richieste di modifica per correggere la delibera? «Certo, innanzitutto per introdurre l’automatismo della revoca del vitalizio a seguito di una condanna. Inoltre, chiedevamo di allineare i reati che determinano la revoca con quelli previsti dalla legge Severino e di mantenere ferma la cancellazione dell’assegno anche nei casi di riabilitazione: se una persona è indegna resta tale anche se dovesse tornare rieleggibile. Infine, abbiamo chiesto di estendere la revoca anche ai familiari superstiti e, naturalmente, pure per il reato di abuso d’ufficio». E di fronte a queste vostre richieste, qual è stata la risposta dell’Ufficio di presidenza? «La risposta della Boldrini è stata in pratica: prendere o lasciare. Pur di non mettere in imbarazzo il Pd, che si sarebbe trovato in grande difficoltà a votare contro le nostre proposte di modifica, la presidente della Camera ci ha impedito di metterle ai voti dimostrando di essere non solo collusa ma anche complice delle porcate del Partito democratico».
Acccuse gravi. Ma adesso, che farete voi del Movimento 5 stelle? «Presenteremo una nuova delibera che ricalcherà il contenuto delle nostre proposte di modifica e vedremo se ce la faranno votare. Visto il precedente di oggi, però, dubito che ce lo consentiranno».
Di Alessandro Ferro – La variante Delta del Covid-19 sbarca in Sicilia nel senso letterale del termine: sono stati i continui arrivi dei migranti a portarla sull’Isola. Ad essere contagiati dieci di loro arrivati a Lampedusa ma provenienti dal Bangladesh seguendo la rotta libica.
Il pericolo viene dal mare
Dalle prime notizie sarebbero tutti asintomatici ed in isolamento in una nave-quarantena al largo delle coste della Sicilia. Come riporta IlGiornalediSicilia, i casi sono stati individuati alla fine di maggio e comunicati immediatamente al Ministero della Salute, all’Istituto Superiore di Sanità e alla Regione. Il sequenziamento, che ha permesso di stabilire con quale tipo di variante si fossero infettati, è stato compiuto dal laboratorio del Policlinico di Palermo diretto dal professor Francesco Vitale, ma l’indagine è partita grazie all’attività del Dipartimento di Diagnostica dell’Asp di Palermo che ha effettuato i tamponi a Lampedusa inviando nel capoluogo i casi sospetti.
Sale l’allerta, dunque, anche per i continui sbarchi delle ultime ore: nelle ultime 24 ore sono arrivate all’hotspot di Lampedusa oltre 1.350 profughi a fronte di una capienza di 250 ospiti: la prefettura di Agrigento ha disposto l’imbarco di un primo gruppo di 150 migranti sulla nave quarantena Azzurra con cui raggiungeranno Pozzallo. Da lì saranno trasferiti in centri di accoglienza di altre regioni d’Italia. Altri 80 migranti in serata, invece, hanno lasciato l’isola a bordo del traghetto di linea Cossyra diretto a Porto Empedocle. Per loro è previsto poi il trasferimento nel Lazio. Per 40, invece, è disposto il trasferimento a bordo del pattugliatore della Guardia costiera: la loro destinazione finale è il Molise.
“Un disastro annunciato”
“L’arrivo della variante Delta attraverso gli immigrati a Lampedusa è semplicemente scandaloso. Si tratta della cronaca di un disastro annunciato. Gli inglesi stanno pagando le conseguenze di questa variante che è capace di bucare più facilmente i vaccini“. A dirlo all’Adnkronos è Igor Gelarda, responsabile dipartimenti della Lega in Sicilia, dopo i 10 casi riscontrati tra i migranti provenienti dal Bangladesh e sbarcati a Lampedusa. “La paura è che il conto lo pagheremo il prossimo autunno – aggiunge – quando potremmo vedere vanificate le nostre speranze di un ritorno alla normalità perché c’è qualcuno che ha scambiato la Sicilia come l’hotspot dell’Europa“. Il leghista chiede “lo stop immediato” agli sbarchi. “Non è solo un problema di ordine pubblico, con le enormi difficoltà della Polizia a gestire questo carico immane di migranti a Lampedusa. Si tratta anche di un rischio sanitario gravissimo“, conclude Gelarda.
Di Lucio Meo – Ricordate il corteo dei grillini, Di Maio che si affaccia dal balcone di Palazzo Chigi, lo champagne stappato, l’anuncio: “Abbiamo abolito la povertà!”. Era il 28 settembre del 2018, sembra un secolo fa, ma sono passati quasi tre anni. Oggi, con Di Maio che ha cambiato leader, premier, governo e ministero, ma non si è mai mosso dalla poltrona, l’Italia tocca un nuovo record di poveri. Causa Covid, certo, ma il record negativo fa scomparire tutti i precedenti fino al 2005. E il reddito di cittadinanza? E i ristori del governo? E gli aiuti di Conte?
Con Di Maio al governo il record di povertà
In Italia nel 2020, anche causa pandemia, torna a crescere la povertà assoluta che tocca poco più di due milioni di famiglie (7,7% del totale da 6,4% del 2019) e oltre 5,6 milioni di individui (9,4% dal 7,7% dell’anno precedente). Lo comunica l’Istat evidenziando come dopo il miglioramento del 2019, nell’anno della pandemia la povertà assoluta aumenta raggiungendo il livello più elevato dal 2005, quando è iniziata questa rilevazione. A poco o nulla è valso, dunque, lo strumento normativo che doveva “cancellare” la povertà, il reddito di cittadinanza , finita spesso e volentieri nelle mani dei furbetti e non certo agli indigenti. Per quanto riguarda la povertà relativa, le famiglie sotto la soglia sono poco più di 2,6 milioni (10,1%, da 11,4% del 2019).
Nel 2020, continua l’istituto di statistica, l’incidenza delle famiglie in povertà assoluta si conferma più alta nel Mezzogiorno (9,4%, da 8,6%), ma la crescita più ampia si registra nel Nord dove la povertà familiare sale al 7,6% dal 5,8% del 2019. Tale dinamica fa sì che, se nel 2019 le famiglie povere del nostro Paese erano distribuite quasi in egual misura al Nord (43,4%) e nel Mezzogiorno (42,2%), nel 2020 arrivano al 47% al Nord contro il 38,6% del Mezzogiorno, con una differenza in valore assoluto di 167mila famiglie.
Il Nord peggiora quasi quanto il Mezzogiorno
Anche in termini di individui è il Nord a registrare il peggioramento più marcato, con l’incidenza di povertà assoluta che passa dal 6,8% al 9,3% (10,1% nel Nord-ovest, 8,2% nel Nord-est). Sono così oltre 2 milioni 500mila i poveri assoluti residenti nelle regioni del Nord (45,6% del totale, distribuiti nel 63% al Nord-ovest e nel 37% nel Nord-est) contro 2 milioni 259 mila nel Mezzogiorno (40,3% del totale, di cui il 72% al Sud e il 28% nelle Isole). In quest’ultima ripartizione l’incidenza di povertà individuale sale all’11,1% (11,7% nel Sud, 9,8% nelle Isole) dal 10,1% del 2019; nel Centro è pari invece al 6,6% (dal 5,6% del 2019).
Per classe di età, spiega l’Istat, l’incidenza di povertà assoluta raggiunge l’11,3% (oltre 1 milione 127mila individui) fra i giovani (18-34 anni); rimane su un livello elevato, al 9,2%, anche per la classe di età 35-64 anni (oltre 2 milioni 394 mila individui), mentre si mantiene su valori inferiori alla media nazionale per gli over 65 (5,4%, oltre 742mila persone). Cresce la povertà anche nelle aree metropolitane
Rispetto al 2019 la quota di famiglie povere cresce a livello nazionale in tutte le tipologie di comune, ma se al Nord aumenta – da 6,1% a 7,8% – nei comuni fino a 50mila abitanti e nei comuni periferia delle aree metropolitane e comuni da 50.001 abitanti (dal 4,8% al 7,0%), nel Centro a peggiorare sono le condizioni delle famiglie residenti nei centri area metropolitana (l’incidenza passa dal 2,0% al 3,7%). Al Sud, infine, il peggioramento più forte si registra nei comuni più piccoli, con una incidenza di povertà che cresce, dal 7,6% al 9,2%, nei comuni fino a 50mila abitanti (diversi dai comuni periferia area metropolitana).
L’Istat segnala comunque come l’”intensità” della povertà assoluta – che valuta quanto la spesa mensile delle famiglie povere è in media al di sotto della linea di povertà (cioè ‘quanto poveri sono i poveri’) – registra una riduzione (dal 20,3% al 18,7%) in tutte le ripartizioni geografiche. Un risultato, si spiega, “frutto anche delle misure messe in campo a sostegno dei cittadini (reddito di cittadinanza, reddito di emergenza, estensione della Cassa integrazione guadagni, ecc.) che hanno consentito alle famiglie in difficoltà economica – sia quelle scivolate sotto la soglia di povertà nel 2020, sia quelle che erano già povere – di mantenere una spesa per consumi non molto distante dalla soglia di povertà”.