giovedì 13 dicembre 2018

Manovra, Moscovici: “2,04%? Non basta!” DELIRIO ALLO STATO PURO!


“Non ci siamo ancora“. Il commissario per gli Affari europei, Pierre Moscovici, rompe il clima di sollievo che si era creato intorno alla trattativa tra Roma e Bruxelles sulla manovra, dopo che mercoledì il premier Giuseppe Conte aveva annunciato un primo punto di caduta trovato grazie alla decisione di abbassare il deficit per il 2019 dal 2,4% al 2,04% e venire così incontro alle richieste della Commissione europea.

Ma per Moscovici non basta: “Questo è un passo nella giusta direzione, ma non ci siamo ancora, ci sono ancora passi da fare, forse da entrambe le parti”, ha spiegato il commissario Ue. Dichiarazioni che hanno raffreddato gli entusiasmi, mentre dal Quirinale filtrava un primo sospiro di sollievo di Sergio Mattarella dopo un lavoro sotto traccia svolto da due mesi e mezzo a questa parte per evitare una procedura d’infrazione. Serenità condivisa anche dai mercati, con lo spread tra Btp e Bund che ha aperto in calo e poi è sceso a mezzogiorno fino a 260 punti basi, toccando valori minimi da fine settembre, nonostante le frasi di Moscovici. Apertura positiva anche per Piazza Affari con il Ftse Mib che guadagna l’1,28%, primo tra le borse europee (tutte con il segno più).

Il presidente Conte “è concentrato sul negoziato. Quello che filtra è fiducia e orgoglio per la proposta fatta”, è quanto fanno sapere fonti di Palazzo Chigi, precisando che da parte del premier non c’è stato nessun commento alle parole di Moscovici. Anzi, dal governo si vuole a sottolineare che “pure in una responsabile riduzione del rapporto deficit/Pil”, la proposta “lascia invariati reddito di cittadinanza e quota 100, coerentemente con quanto sempre promesso”. “Questa è la strada intrapresa e che si continuerà a percorrere”, dicono le fonti.

La risposta dà una parte arriva e Bruxelles, dall’altra ai due vicepremier. Stando alle cronache della cena nel centro di Roma terminata a mezzanotte di martedì, Matteo Salvini e Luigi Di Maio erano andati a piedi, alla spicciolata, senza parlare ai giornalisti; un silenzio inusuale, seppur concordato, che poteva far pensare a un minimo di tensione. Poi in mattinata è arrivata la nota congiunta dei due vicepremier: “Continuiamo a sostenere con convinzione la nostra proposta. Piena fiducia nel lavoro di Conte”, si legge nel comunicato. Ma anche la sottolineatura che “teniamo fede a ciò che avevamo promesso ai cittadini, mantenendo reddito di cittadinanza e quota 100 invariati”. “Manterremo tutti gli impegni presi – assicurano Salvini e Di Maio – dal lavoro alla sicurezza, dalla salute alle pensioni senza penalizzazioni, dai risarcimenti ai truffati delle banche al sostegno alle imprese”.

La dichiarazione di Moscovici rimane il segno che la trattativa è ancora tutt’altro che chiusa. “Vediamo”, ha risposto martedì notte il premier Conte a chi chiedeva quando sarebbe arrivata l’intesa con Bruxelles. La cena “è andata bene”, ha assicurato il premier. Clima tranquillo? “Sì certo”, ha risposto. Ma su come proseguirà il lavoro per cambiare la legge di bilancio e provare a evitare la procedura d’infrazione, non ha aggiunto molto di più. E ora sarà corsa contro il tempo per portare le modifiche in Parlamento e approvare la legge di bilancio prima di Natale: “Confidiamo di riuscire, così facciamo delle feste più contenti…”, ha dichiarato il premier. Anche la partita interna, al di là delle dichiarazioni, è ancora lunga: mentre la Lega sa che “quota 100” può essere tagliata senza intaccare gli obiettivi prefissati e resta relativamente tranquilla, scrive il Corriere della Sera, Di Maio teme per un reddito di cittadinanza che non vuole presentare agli elettori dimezzato rispetto alle promesse iniziali.

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