lunedì 8 aprile 2019

La rabbia del padre di Stefano Leo: “Qui ammazzano i nostri figli. L’Italia è diventata una giungla. Mi sento tradito”


“Mi viene la nausea, il nostro Paese è una giungla, dove ci uccidono i figli. L’Italia mi ha tradito. Mi viene la nausea e la voglia di lasciare tutto, di andarmene via: mi sento svuotato e tradito…”.

A parlare è Maurizio Leo, ex poliziotto, e padre di Stefano Leo, il 33enne ragazzo di Torino sgozzato in strada da Said Mechaquat. Un omicidio brutale e assurdo, soprattutto per il fatto che il 27enne killer italo-marocchinosarebbe dovuto essere dietro le sbarre, in una cella di prigione. Un errore giudiziario che è costato la vita di una persona.

E a nulla, dunque, possono valere le scuse del presidente della Corte d’Appello di Torino, ovvero il giudice che di fatto liberò Said, lasciandolo a piede libero, per colpa dei ritardi della sua cancelleria. “Stefano non ritornerà mai più e nessuno potrà restituircelo, purtroppo non si può tornare indietro”, le parole di dolore della mamma di Stefano, Mariangela Chiri, raccolte da Libero, che ha incontrato i genitori della vittima innocente.

Il signor Leo ha parole di rabbia e assoluta amarezza, in primis contro lo Stato: “Nessun errore della giustizia può cancellare le responsabilità di chi ha ammazzato mio figlio […] Qui in Italia si giustifica tutto e lo Stato non ci tutela. E ora la mia famiglia vive nel terrore…”. Già, perché Stefano aveva tre fratelli, ora terrorizzati di uscire di casa, sempre come spiega il papà:“Il punto è che in Italia abbiamo un giro di persone pericolosissime che quando vanno fuori di testa uccidono i nostri figli…”.

La famiglia Leo vuole solo giustizia, anche se nulla potrà mai lenire questo dolore: “Io non sono una persona che chiede quaranta o cinquant’ anni di galera a vanvera, perché Stefano non me lo restituirà più nessuno. Abbiamo celebrato il funerale, ora devo pensare agli altri miei figli e alla mia famiglia”. “Tutti noi, ma dico proprio tutti, dovemmo essere più incazzati perché queste cose non accadano più, non viviamo nella giungla“ lo sfogo finale di Maurizio Leo.

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