Il social network dovrà risarcire 15mila euro per inadempimento contrattuale: "Le condotte non concretano la violazione di standard"
Ecco l'intervista esclusiva che ci ha concesso Gianni Correggiari noto e stimato avvocato di fama internazionale:
Ero stato sospeso 5 volte per altrettanti post, di cui 4 riferibili a commenti favorevoli sul fascismo con foto della bandiera della repubblica sociale e del duce, per un totale di oltre quattro mesi complessivamente (in più riprese). C'era anche tra questi un post dove ricordavo la figura del maggiore Visconti, pilota della aviazione della rsi , figura ricordata nel Museo dello Spazio e edell'aviazione di Washington.
"Ho fatto così ricorso al giudice civile che ha ritenuto non passibili di censura le mie espressioni, i miei scritti e le immagini postate (censurate invece da Facebook col pretesto "fascismo=odio=discriminazione razziale, dunque in contrasto coi loro standard)
Il giudice ha correttamente scritto che Mussolini è stato presidente del consiglio , di un governo riconosciuto dalla comunità internazionale, che la bandiera della Rsi seppur simbolo di uno stato non riconosciuto era però la bandiera di uno stato che esercitò, nei fatti, sovranità
il giudice ha quindi ritenuto violati i miei diritti costituzionali (libertà di espressione) e ha condannato FB al risarcimento dei danni, calcolati in via equitativa"
"Ho fatto così ricorso al giudice civile che ha ritenuto non passibili di censura le mie espressioni, i miei scritti e le immagini postate (censurate invece da Facebook col pretesto "fascismo=odio=discriminazione razziale, dunque in contrasto coi loro standard)
Il giudice ha correttamente scritto che Mussolini è stato presidente del consiglio , di un governo riconosciuto dalla comunità internazionale, che la bandiera della Rsi seppur simbolo di uno stato non riconosciuto era però la bandiera di uno stato che esercitò, nei fatti, sovranità
il giudice ha quindi ritenuto violati i miei diritti costituzionali (libertà di espressione) e ha condannato FB al risarcimento dei danni, calcolati in via equitativa"
Post rimosso e account bloccato per un totale di 123 giorni: questa la decisione adottata da Facebook nei confronti dell'avvocato Bolognese, che sul proprio profilo aveva pubblicato una foto del duce in occasione del suo compleanno e una foto della bandiera della Repubblica sociale italiana.
Il social network aveva invocato il mancato rispetto degli standard della community. Ma successivamente, assistito dal legale Antonio Pimpini del foro di Chieti, l'uomo ha presentato ricorso. E ha avuto ragione. Il Tribunale civile di Chieti, con ordinanza del giudice Nicola Valletta, ha accolto il ricorso e ha condannato Fb al risarcimento danni di 15mila euro e 8mila di spese legali.
Come chiarito nell'ordinanza, la controversia è solo in ordine alla corretta prestazione e fruizione di un servizio reso in forza di titolo negoziale contrattuale. Nell'ordinanza si legge che "tutte queste condotte non concretano la violazione di standard viceversa addotta dalla parte convenuta, ma esercizio del diritto costituzionale fondamentale di libertà di manifestazione del pensiero, avvenuto in modalità improntate a continenza e insuscettive di limitazione".
L'ordinanzaSul piano giuridico va considerato che Benito Mussolini "è stato capo di governo dello Stato italiano" e dunque come tale va riconosciuto "nella comunità giuridica internazionale e, fatto storico, non è stato oggetto, come persona fisica, di alcuna sentenza di condanna per attività illecite, le sue condotte non sono state ritenute difformi dal diritto internazionale dell'epoca".
Invece, per quanto riguarda la bandiera della Repubblica sociale italiana, si tratta di un "soggetto che non ha trovato ovviamente riconoscimento nel diritto internazionale pattizio", che però "si è manifestato nel diritto internazionale generale, come noto connotato dall'effettività della sovranità, nel caso specie, ahimè, esistente".
Nel mese di dicembre il Tribunale civile di Roma aveva accolto il ricorso presentato da Casapound dopo che lo scorso 9 settembre il colosso di Melo Park aveva deciso di disattivargli la pagina ufficiale. Perciò al social network era stato ordinato di provvedere immediatamente a riattivare la pagina in quanto "il soggetto che non è presente su Facebook è di fatto escluso (o fortemente limitato) dal dibattito politico". Il Tribunale ha condannato Fb a rifondere le spese di giudizio che sono state liquidate in 15mila euro, fissando inoltre la penale di 800 euro per ogni giorno di violazione dell'ordine impartito successivo alla conoscenza legale dello stesso.
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